Dossier

Diabolich, "il delitto di via Fontanesi"

Diabolich, "il delitto di via Fontanesi"
Descrizione
«Sono venuto da lontano per via di compiere il mio delitto, da non confondersi con uno qualsiasi. Ho studiato la cosa perfetta in modo da non lasciare traccia neanche di un ago. Con il delitto è cessato insieme l'odio per lui. Questa sera parto ore 20…». Con questa lettera spedita alla redazione del quotidiano «Stampa sera» il 26 febbraio 1958 e con una telefonata alla stessa redazione compiuta due giorni prima, la mattina del 24, un fantomatico omicida che si firma Diabolich, annuncia a mezzo stampa a degli sgomenti torinesi il suo delitto, segnalando anche, con un rebus nel testo, il luogo in cui si è compiuto: via Fontanesi 20, nel quartiere popolare Vanchiglia. La lettera non è frutto delle fantasie di un mitomane. Il delitto si è realmente compiuto e la vittima è Mario Giliberti, ventisettenne originario di Lucera, nel foggiano, impiegato come operaio alla Fiat, che da alcuni giorni non si presenta al lavoro e che il cugino insieme al portinaio dello stabile scoprono morto riverso sul letto con numerose coltellate, nel retrobottega del laboratorio di calzolaio dove abitava, il 25 febbraio. Nella stanza, oltre alle tracce di una colluttazione, si ritrova anche un biglietto con la scritta "Riuscirete a trovare l’assassino?” che collega il delitto all’autore della lettera. La mancanza di segni di effrazione, il fatto che la vittima fosse in pigiama e che il primo colpo gli fosse stato inferto mentre era a letto, inducono a pensare che l’omicida fosse in confidenza con la vittima e le indagini si indirizzano verso un commilitone di Giliberti, Aldo Cugini, un giovane bergamasco di cui viene rinvenuta una fotografia con dedica nel portafoglio della vittima. Gli inquirenti sospettano che tra i due ci fosse una simpatia o una relazione omosessuale, che Giliberti avrebbe voluto rendere nota determinando la reazione violenta di Cugini, in procinto di sposarsi, e basano le proprie accuse, in mancanza di prove concrete, soprattutto sulla compatibilità tra la calligrafia delle missive che intanto “Diabolich” continua a spedire e quella di Cugini. Detenuto per 4 mesi e mezzo, Cugini viene prosciolto in fase istruttoria, prima con formula dubitativa, e poi, nel luglio 1960 con formula piena. L’identità del colpevole rimarrà sconosciuta, ma il nome di Diabolich entrerà nella storia della cultura popolare. Ispirato al protagonista del romanzo di Bill Skyline, Uccidevano di notte, edito da Boselli, secondo diverse fonti ispirerà a sua volta negli anni Sessanta le sorelle Giussani, quando dovranno dare un nome al ladro protagonista del loro celebre fumetto.
Estremi cronologici
15/02/1958 – luglio 1960
Luogo/i
Torino
Bibliografia
Renzo Rossotti, Torino gialla e nera, Newton Compton, Roma 2008
Maurizio Ternavasio, Il delitto di Via Fontanesi. Un caso di cronaca nera nella Torino degli anni '50, Anteprima Edizioni, Torino, 2004
Andrea Biscàro, Milo Julini, Diabolic Diabolich Diabolik. Tre storie vere ispirate dal “Re del terrore”, Daniela Piazza Editore, Torino, 2020
Vincenzo Maria Mastronardi, Dizionario Italiano del crimine, Armando Curcio Editore, Roma, 2018
Alessandro Perissinotto, L’assassino che si firmava Diabolich, «Corriere della Sera», 23 marzo 2008
Vittime
Persone coinvolte
Crimini
Esemplari