Dossier

Serenelli Alessandro, il "martirio" di Maria Goretti

Descrizione
Il 5 luglio 1902, la dodicenne Maria Goretti fu trasportata gravemente ferita da Ferriere di Conca, la località dell’Agro Pontino in cui viveva, all’ospedale Orsenigo della vicina cittadina di Nettuno. Il suo aggressore era il ventenne Alessandro Serenelli, membro di una modesta famiglia contadina legata ai Goretti da vincoli di coabitazione e di attività economica. Il giovane aveva tentato di stuprarla ma, vistosi respinto, l’aveva ripetutamente colpita con un punteruolo. I carabinieri allertati del crimine giunsero immediatamente sul posto, traducendolo in arresto al commissariato nettunense. Il processo ai suoi danni, celebrato dalla Corte d’assise di Roma fra l’11 e il 15 ottobre del 1902, si concluse con la sua condanna a trent'anni di carcere per abuso di relazioni domestiche e omicidio premeditato; egli la avrebbe scontata fra i penitenziari siciliani di Noto, Augusta e di alcune cittadine della Sardegna. Nel frattempo, il 6 luglio, la Goretti era morta per una peritonite antisettica provocata dalle pugnalate ricevute da Serenelli. Il crimine aveva prodotto subito forti echi nella stampa liberale romana, che ne aveva offerto ai lettori resoconti carichi di dettagli macabri e improntati a toni sensazionalistici. L’episodio fu ripreso a ridosso del processo Serenelli da un periodico cattolico-intransigente, “La Vera Roma”, che ne offrì una chiave di lettura agiografica; la Goretti vi fu rappresentata come un modello virtuoso di femminilità antagonista a quelli proposti dalle culture secolari, che si era immolata nella consapevolezza di difendere la sua verginità. La sua storia si diffuse per tramite del giornale e di importanti strutture ecclesiastiche, primi fra tutti i padri Passionisti di Nettuno, radicandosi gradualmente nell’immaginario cattolico e generando un culto popolare inizialmente di rilievo locale. Il processo di canonizzazione della giovane prese avvio in epoca fascista, in un contesto mutato dalle pressioni della Gioventù femminile dell’Azione cattolica e dalle istanze della Diocesi di Albano Laziale. I familiari e l’omicida della Goretti – quest’ultimo scarcerato e divenuto un suo fervente devoto – vi giocarono un ruolo cruciale, attestandone la purezza in vita e in punto di morte. Il culto della “martire”, beatificata nel 1947 e santificata nel 1950 da Pio XII, divenne uno dei più diffusi e coltivati da parte del cattolicesimo italiano del secondo dopoguerra.
Estremi cronologici
05/07/1902 – 24/06/1950
Luogo/i
Ferriere di Conca (LT)
Nettuno (RM)
Città del Vaticano
Bibliografia
Padre Aurelio della Passione, La S. Agnese del XX secolo: Maria Goretti martire della Purità, Gioventù Femminile Cattolica Italiana, Roma 1931
Fortunato Ciomei, Il pugnale dei tanti rimorsi, vita di Alessandro Serenelli l'uccisore di Santa Maria Goretti, Santuario di N.S. delle Grazie e di S. Maria Goretti, Nettuno 1983
Giordano Bruno Guerri, Povera santa, povero assassino, Mondadori, Milano 1993
Maria Goretti. Un delitto che parla ancora, a cura di N. Tarantini, l'Unità, Roma 1994
Monica Turi, La costruzione di un nuovo modello di comportamento femminile. Maria Goretti tra cronaca nera e agiografia, in "Movimento operaio e socialista", 10 (1983), n. 3, pp. 223-236
Martina Giacomini, Alessandro Serra, Dalla santa all'assassino. Il ruolo della fotografia nel sistema agiografico gorettiano, in Santi in posa. L'influsso della fotografia sull'immaginario religioso, a cura di T. Caliò, Viella, Roma 2019, pp. 177-218
Vittime
Autore (accertato o presunto) del crimine
Processi
Crimini
Pubblicazioni
Esemplari