La signora Carolina Virando, madre della povera Vincenzina, siede a fianco dei suoi patroni nell'aula della Corte d'Assise. Una maschera di pietra copre il suo volto: non ha uno scatto. Resta impassibile anche quando ascolta le fantastiche confidenze di un'informatrice della polizia siamese secondo le quali, mentre Ettore Grande disertava il talamo per rincorrere le torbide voluttà offerte dal "Vuctin-laa", un ritrovo malfamato di Bangkok, la defunta, in preda a un furore erotico determinato dal clima, sacrificava a Venere all'Hotel della Stazione. Carolina Virando è convinta che la figlia è stata uccisa dal marito e da otto anni persegue implacabile l'accusato.