Dossier

Irollo Raffaele, "delitto in via Prè"

Irollo Raffaele, "delitto in via Prè"
Descrizione
Il 10 novembre 1955 Raffaele Irollo, trentacinquenne di origine napoletana con alle spalle un ricovero di cinque anni nel manicomio di Aversa per aver tentato di uccidere la moglie, colpisce a morte con una serie di rivoltellate la sua compagna Lorenzina Rattazzo, detta Pupa, al crocevia tra via Prè, vico S. Cristoforo e vico delle Foglie Nuove. Raffaele Irollo, che ad agosto, all’inizio della loro relazione, era stato ferito da un precedente amante della donna, si era dimostrato un uomo geloso e violento, tanto da spingere spesso Rattazzo a rifugiarsi dai vigili. La vittima era una prostituta e Irollo il suo sfruttatore. Qualche giorno prima del delitto c’era stata l’ennesima aggressione, la donna era fuggita per le anguste scale dell’appartamento di vico Trombettieri, c’era stata una colluttazione, si era rotta la ringhiera di legno, e i due erano caduti, lei si era rifugiata nuovamente dai vigili, lui, preso da un attacco d’ira, aveva distrutto il mobilio della casa e poi se n’era andato. Qualche giorno dopo l’aveva cercata, camuffandosi con occhiali scuri, cappello e impermeabile per ucciderla. Nella sparatoria vengono colpiti accidentalmente anche due passanti Egle Bertuccelli e il marittimo Nunzio Biaggini, senza gravi conseguenze. Dopo la sparatoria, preso dalla disperazione, Irollo si dà per diciotto ore ad una disperata corsa per le vie della città, si reca prima all’ospedale e tenta invano di capire se la donna sia ancora viva. Poi, dopo vario girovagare, ferma un taxista e, minacciandolo, si fa portare a bere in vari locali, e, dopo aver scoperto che l’amante è morta, all’obitorio. Anche da qui però scappa senza riuscire a vedere il cadavere e finisce al cimitero di Staglieno dove, sulla tomba della sorella di Pupa, Ines Rattazzo, si spara, senza però procurarsi la morte. Lascia un biglietto di pentimento: “Perdonami, Pupa. Ti ho sempre voluto bene e mi ammazzo per te. Voglio esserti seppellito vicino”. Durante la sua corsa angosciosa per la città Irollo, pensando o sperando che la donna fosse ancora viva, le invia una lettera all’ospedale di San Martino, lettera che conferma che le ragioni del gesto vanno cercate nella gelosia, e un’altra a Napoli. Il dirigente della squadra mobile che segue le indagini è il dottor Marroni, il medico legale è il professor Giacomo Canepa, dell’Istituto di Medicina legale dell’Università di Genova. A tre anni dal fatto si svolge il processo in Assise.
Estremi cronologici
1955 – 1961
Luogo/i
Genova, via Prè
Bibliografia
Una giovane donna è stata uccisa a rivoltellate all’angolo di un sordido vicolo dell’angiporto, «Il Secolo XIX», 11 novembre 1955, p. 4
Prima di cercare la morte l’uccisore della “Pupa” ha costretto un autista a vagare con lui per la città, «Il Secolo XIX», 12 novembre 1955, p. 4
Estratto dal cranio di Raffaele Irollo il proiettile che non gli ha concesso la morte, «Il Secolo XIX», 13 novembre 1955, p. 4
La lettera che "Pupa" non ha mai letto aperta ieri dal sostituto procuratore, «Il Secolo XIX», 15 novembre 1955, p. 4
L’uccisione della donna sfruttata concluse la serie di violenze di Irollo, «Il Secolo XIX», 17 ottobre 1958, p. 4
Atteggiamento di "difesa passiva" adottato da Irollo durante l’interrogatorio, «Il Secolo XIX», 18 ottobre 1958, p. 4
Vittime
Autore (accertato o presunto) del crimine
Persone coinvolte
Bertuccelli Egle
Biaggini Nunzio
Processi
Crimini
Pubblicazioni
Esemplari