La notte tra il 29 e il 30 gennaio 1950 Paolo Carrel uccide il proprio fratello Pietro Alessio, contadino e carrettiere di 51 anni, con un colpo di rivoltella alla fronte e un ulteriore colpo di scure, nel comune di Pré-Saint-Didier, in località La Balme. Inizialmente la morte viene attribuita a cause naturali, dato che il medico stila il certificato di morte a distanza fidandosi delle dichiarazioni dei familiari e il corpo viene inumato, ma il maresciallo Beniamino Suppo è insospettito dal fatto che il padre dei Carrel, Luigi Delfino, di 84 anni, è morto poche settimane prima e non crede ad una coincidenza. Ottiene quindi la riesumazione del cadavere che porta a scoprire sul corpo del morto la presenza di una pallottola calibro 12 e i segni di un colpo di scure alla nuca. Si accerta quindi che il medico, il dottor Formento, aveva emesso il certificato di morte senza recarsi personalmente a vedere il cadavere a causa di una tormenta e della località impervia e si procede all’arresto dei tre fratelli di Pietro Carrel, Bartolomeo, Damiano e Paolo, che vengono a questo punto sospettati della sua morte, ipotizzando un dissidio legato all’eredità paterna. Sarà Paolo, l’unico a vivere con il fratello, a confessare il delitto. I rapporti tra i due erano segnati da continui litigi, perché il primo, operaio alla Cogne, guadagnava bene ed era infastidito dal comportamento del secondo che spendeva i suoi soldi nel vino. Paolo racconta che nel corso di un’ennesima lite, Pietro avrebbe estratto una pistola e nel tentativo di disarmarlo sarebbe esploso un colpo. Dice di aver lasciato il fratello agonizzante in casa per tutta la notte e, trovandolo ancora vivo al suo ritorno, di avergli dato il colpo di grazia con una scure, e poi di aver pulito la stanza, rivestito il fratello stendendolo sul letto e proceduto rapidamente all’inumazione. I fratelli avrebbero intuito la verità ma avrebbero taciuto. Di fronte a questi sospetti si dispone anche la riesumazione di Luigi Delfino Carrel per verificare che anche nel suo caso la morte non fosse dovuta a atti violenti, ma l’autopsia stabilisce che il decesso è stato naturale.