«La Corte ritiene che non vi possano essere dubbi sulla presenza nella Comel, al momento del commesso reato, di una malattia mentale tale da escludere del tutto la capacità di intendere e volere [...] Dopo queste considerazioni, dedicate a Maria Comel e concluse con l'affermazione del vizio totale di mente dell'imputata, la sentenza si occupa dell'accusa di maltrattamenti mossa la marito. [....] La sentenza aggiunge che per i presunti maltrattamenti fisici, economici e morali inflitti dal professore alla moglie non esistono prove, o esiste la prova del contrario.» (Il nuovo Corriere della Sera, 28-3-1954)