Il 21 marzo 1902 in seguito ad una segnalazione anonima vengono rinvenuti in un appartamento di via Campanella Vecchia 1 a Fuorigrotta i resti semi mummificati del corpo di una donna, morta di morte violenta. La lettera indica anche i responsabili: Tobia Basile, un fornaio di circa sessant'anni al momento disoccupato, e alcuni suoi congiunti e conoscenti che avrebbero ucciso una “pacchiana” di nome Agostina, detta la calabrese, per rubare i suoi averi. In realtà il quadro accusatorio che si delinea è un altro: l’assassino sarebbe il solo Tobia Basile e la vittima sua moglie Angela Esposito, scomparsa proprio in quegli anni. In questo senso delibera la Corte che condanna Basile a 29 anni di reclusione per i reati di omicidio e calunnia.